LA MEDICINA MANUALE: CENNI STORICI – parte 1


LA MEDICINA MANUALE: CENNI STORICI

Il Perodo Antico 

Tracce della pratica manipolativa della colonna vertebrale, intesa come pratica terapeutica, si trovano nei documenti delle scuole mediche, sia occidentali che orientali.

Già in alcuni testi di medicina cinese, come ad esempio il Manuale del Kong – Fu, scritto intorno al 2000 a. C., sono riportate manovre che avevano lo scopo di trattare alcune patologie del rachide.

Tra gli scritti di Ippocrate se ne trova uno specifico sulle articolazioni (‘Periarthron’), in cui viene descritto un trattamento della “Cuvatura del rachide determinata da cause esterne”, che prevedeva l’applicazione di pressioni eseguite con il palmo della mano da parte del medico, sulle curvature del rachide.

Galeno nel II secolo d. C., nel ‘De locis affectis’, riferisce di avere curato e guarito Pausania con l’applicazione di medicamenti sul rachide cervicale, affetto da un disturbo della sensibilità che interessava le dita di una mano; l’autore spiegava che l’affezione era secondaria ad una lesione di una radice nervosa proveniente dal midollo spinale, e consigliava di effettuare l’esame della cute e dei muscoli in questi casi.

Sempre in epoca romana la pratica del massaggio, delle mobilizzazioni articolari e dell’esercizio fisico trovava largo impiego (spesso nelle terme!), sia per il mantenimento della forma fisica, sia per la preparazione degli atleti che per vero e proprio scopo terapeutico: questi trattamenti venivano eseguiti esperti, quali gli ‘alipti’, che erano veri e propri preparatori di atleti, e dai ‘pediotribi’, che seguivano gli atleti affetti da traumatismi it.wikipedia.org.

Con il Medioevo e fino al Rinascimento, la medicina si allontana dalle pratiche terapeutiche eseguite direttamente sul corpo: così, come la chirurgia diventa pratica dei ‘cerusici’, nascono figure ‘popolari’ che si occupano del trattamento delle patologie ortopediche, quali i ‘bonesetters’ (‘aggiustaossa’) in Inghilterra, i ‘rebouteux’ (‘conciaossa’) in Francia, gli ‘algebristas’ (‘raddrizza ossa’) in Spagna.

Queste pratiche terapeutiche si pongono ai margini della medicina ufficiale, tanto da essere considerate medicina empirica o ‘pratica’, anche se non è da escludere che la loro applicazione veniva fatta anche dai medici: l’interesse di quest’ultimi per la capacità di alleviare il dolore dei pazienti della medicina ‘pratica’, può spiegare l’atteggiamento favorevole dei medici nei confronti di discipline quali l’osteopatia e la chiropratica , fin dalla loro nascita.

 

L’osteopatia

Con l’osteopatia nasce il primo e vero proprio metodo terapeutico che utilizza la manipolazione vertebrale; il suo fondatore è un medico di Kirksville (USA), Andrew Taylor Still (1830-1917) che inventa e sperimenta un gran numero di tecniche manipolative della colonna vertebrale.

Attorno al 1874 Still si convince che la medicina del suo tempo non è in grado di dare delle risposte alla maggior parte delle malattie e che la malattia insorge quando le varie parti del corpo non sono in ordine; in particolare, individua nella “lesione osteopatica” della colonna vertebrale la causa della perdita delle difese o di immunità naturali da parte di organi che vengono così attaccati dalla malattia.

La diagnosi consiste nella ricerca della “lesione osteopatica”, che può essere ‘primaria’ o ‘secondaria’: nel primo caso deriva dalla articolazione, nel secondo l’origine può essere riflessa viscerale, termica o ‘morale’; la “lesione osteopatoca” viene ricercata a mezzo di una fine palpazione, con la quale si trova la anormale posizione della vertebra nello spazio e la perdita della sua normale mobilità.

 

Il trattamento consiste in manovre sui tessuti molli, mobilizzazioni e manipolazioni vertebrali.

Viene così elaborata una dottrina medico-filosofica  che viene denominata osteopatia, e, a partire dal 1892, vengono fondate diverse Scuole Mediche in cui, oltre ad insegnare la medicina tradizionale, veniva insegnata l’osteopatia; ma solamente nel 1897 il titolo di “Doctor of Osteopathic” (D.O.) viene ufficialmente riconosciuto https://it.wikipedia.org/wiki/Scheletro_(anatomia).

Da allora l’osteopatia si è scontrata con la medicina ufficiale, fino a ritagliarsi un proprio settore, anche grazie a momenti favorevoli, il primo dei quali nei primi anni quaranta, quando il Presidente statunitense F. D. Roosevelt, acconsentì che gli osteopati avessero gli stessi doveri e diritti dei medici.

Successivamente, nel 1962, in California venne decisa la fusione degli ordini dei medici e degli osteopati: ciò permise che il titolo di “Doctor of Osteopathic” (D.O.) poteva essere parificato a quello di Medical Doctor (M.D.), con la possibilità di esercitare qualunque branca della Medicina, purchè consentito da parte dello Stato Federale.

Anche la formazione universitaria delle figure di medico e osteopata è simile in durata e materie insegnate, anche se l’osteopata approfondisce gli aspetti specifici della disciplina rispetto a quelli delle medicina ufficiale.

Questo avvicinamento alla medicina ufficiale ha inevitabilmente compromesso l’applicazione dei principi di Still: lo dimostra il fatto che oltre due terzi di diplomati D.O. opera come medico generico nei piccoli centri degli Stati Uniti e che molti D.O. prescrivono farmaci e utilizzano poco le tecniche osteopatiche tradizionali, mentre solo un terzo segue una specializzazione in medicina vertebrale hanno.

In Italia non è riconosciuto legalmente il titolo di D.O. statunitense: quest’ultimo non va poi confuso con quello di D.O. (Diplomato in Osteopatia) rilasciato in corsi privati attivati in Canada, Inghilterra, Sud America e ora anche in Italia, che preparano operatori che non hanno al lato pratico specifiche competenze diagnostiche e terapeutiche, in quanto questo diploma non ha allo stato attuale valore giuridico.

Nella storia delle manipolazioni vertebrali, occorre menzionare anche la Chiropratica, disciplina che nasce sempre negli USA  attorno al 1894 ad opera  di Daniel David Palmer, che non era un medico, ma un commerciante di Davenport che per un certo periodo si era interessato di magnetismo come metodo di cura.

Palmer pensava che le malattie non esistessero, ma che gli organo funzionassero male secondariamente al fatto che non arrivava loro correttamente l’impulso nervoso, a causa di un “blocco” creato da una “sublussazione vertebrale”: il rimedio era quello di riaggiustare la vertebra sublussata, mediante manovre “dirette” sulle vertebre.

Nel 1896 Palmer fondò una scuola a Davenport, conosciuta oggi come Palmer College of Chiropratic.

Le ipotesi di Palmer si sono da subito scontrate sia con la medicina ufficiale che con l’osteopatia per l’infondatezza scientifica e si è diffusa grazie anche a forme di pubblicità ridondanti: solo grazie ad una lunga battaglia legale, nel 1973 il Congresso degli Stati Uniti ha accettato la chiropratica come professione sanitaria https://it.wikipedia.org/wiki/Articolazione.

Negli USA la formazione avviene in scuole, circa 15, anche se non tutte riconosciute; il chiropratico può operare solo con trattamenti manuali o naturali e dietro indicazione medica.

La disciplina riscontra successo di pubblico anche in Europa, dove viene vissuta dal pubblico (e anche da medici non bene edotti nella materia), come una dottrina d’avanguardia: anche nel caso della chiropratica sono nati in Europa e in Italia dei corsi privati di formazione, che però rilasciano attestati non legalmente riconosciuti.

La medicina tradizionale

La medicina tradizionale si è interessata in ritardo delle pratiche manipolative usate a scopo terapeutico, e solo negli anni venti queste metodiche vengono introdotte in Europa: i primi ad utilizzarle furono dei chirurghi ortopedici inglesi (‘manipulative surgeons’), che le applicarono in casi di rigidità articolare ed in anestesia generale; alcune di queste metodiche vengono tutt’oggi applicate nelle grosse articolazioni in campo ortopedico (‘sblocco in narcosi’).

In Francia, intorno al 1913, Moutin pubblicò la prima opera in lingua sull’osteopatia; ma fu grazie a Robert Lavezzari che la disciplina fu introdotta con successo in ambiente medico intorno agli anni venti. Egli fondò la prima scuola francese di manipolazioni osteoarticolari, che, con il tempo, ha avuto un seguito molto limitato.

In Inghilterra, intorno agli anni trenta, per merito di James B persone. Mennel, docente di Medicina Fisica a Londra, le manipolazioni furono introdotte nella pratica terapeutica ospedaliera: l’aspetto innovativo del suo operato è che, pur riprendendo l’esame del paziente e le tecniche dalla osteopatia, ne limita le indicazioni a patologie ortopediche; il limite della sua proposta è nel non definire delle indicazioni precise caso per caso, con l’effetto di applicare manovre fisse e ripetitive.

Il successore di Mennel, J. Ciriax, ha proposto proprie teorie sull’origine dei disturbi vertebrali, ricercando come causa primaria delle algie vertebrali le alterazioni del disco intervertebrale; da qui veniva applicato un trattamento che, non si basandosi su img semeiologici obiettivi, risultava fisso e ripetitivo: tutti i pazienti venivano sottoposti ad una trazione vertebrale con lo scopo di risolvere la protrusione discale, eseguita da più operatori che tiravano il capo ed i piedi del paziente, prima di applicare la manipolazione, con manovre identiche in tutti i casi.

In Germania ha trovato ampio seguito la chiropratica, diffusa da un fisioterapista, Kaltenborn; tale influenza si è allargata alla Svizzera, che riconosce legalmente fin dal 1940 i chiropratici.

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